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Houellebec: un Bukowski alla francese

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Serotonina di Michel Houellebecq

La prima parola che viene in mente dopo aver letto questo romanzo è maschio, in un’accezione testosteronica non del tutto pregevole.

Il protagonista del romanzo è la versione parigina di un Charles Bukowski del ventunesimo secolo. Il classico uomo che esclude a priori l’idea di impegnarsi nella ricerca di una visione più profonda della vita, ma preferisce accontentarsi del minimo indispensabile, ricercando la gratificazione soltanto nei piaceri fondamentali.

Il titolo non lascia spazio alla speranza, come se l’autore volesse chiarire sin dall’inizio che non ci sarà un lieto fine. Questo aspetto viene rimarcato spesso anche dallo stile eccessivamente tecnico e descrittivo. Di fronte alle frequenti puntualizzazioni il lettore rischia di sentirsi tampinato da un narratore che non vuole lasciare nulla al caso e, di conseguenza, l’immersione nella lettura procede a singhiozzi.

Un barlume di speranza rende più fluido il racconto quando prende forma il progetto di voler recuperare il tempo perduto (citando anche Proust). Purtroppo, però, pare che ci si renda conto sempre troppo tardi dei propri fallimenti, e se c’è di mezzo l’amore il conto si paga da entrambe le parti.

Da un punto di vista psicanalitico, l’opera è piuttosto la fotografia di una società patologica, intossicata dall’esasperazione dell’autonomia individuale. L’individualismo assoluto appare qui come la forma attuale, e diffusa, dell’illusione che l’Io basti a se stesso. In quest’ottica ciascun individuo non vede che i propri timori e le proprie brame; e intanto, non si accorge di essere decaduto dallo “status” di persona, ossia di soggetto, a quello di oggetto. Tutto viene ridotto a cosa, i sentimenti, le passioni, l’affettività e la stessa sessualità. In questo modo la vita diventa un perenne stato di solitudine che lentamente logora tutto dall’interno. Giunti al punto di non ritorno si scivola sempre più in basso verso il degrado, aggrappati a una dimensione chimica che, alla fine, va avanti per inerzia.

P.S. Ho scritto questa recensione per  Il Torneo letterario di Robinson Repubblica

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