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A un metro e mezzo di distanza

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Fortunatamente ancora non avevo visto Contagion, il profetico film americano del 2011 che narra una realtà molto simile alla nostra,

Ora che, il peggio dovrebbe essere passato, mi è sembrato come una grottesca parodia del nostro presente. Nel film ho notato che si parla di epidemia ma non di pandemia, anche se il virus si diffonde quasi in tutto il mondo. Anche qui vengono costruiti ospedali da campo ma in generale chi viene colpito dal virus non necessita di molte cure, muore quasi subito in preda a convulsioni, un po’ surreale per noi Covidiani. Oltre alle similitudini con tutte le considerazioni degli epidemiologi, di cui ormai siamo espertissimi, anche in Contagion si parla di distanziamento sociale. Non viene mai dichiarato un lockdown ufficiale, ma la gente si barrica spontaneamente in casa contando i giorni di reclusione. Le strade piene di rifiuti sono completamente abbandonate e i negozi devastati dai saccheggiatori che si aggirano tra la gente come zombie. Un po’ troppo Resident Evil.

Tornando a noi oggi si conclude la sesta settimana di quarantena e, se tutto va bene la fase1, che mai più dimenticheremo, fra due settimane dovrebbe lasciare il passo ad un’ancora misteriosa fase 2.

Una cosa è certa, le distanze non si accorceranno. Il nostro prossimo futuro sarà contraddistinto da un metro e mezzo di distanza, dove il nostro spazio vitale si allarga e gli altri, visti da lontano, diventano più piccoli.

C’è una scienza, la prossemica, che studia, nel comportamento sociale dell’uomo, il significato della distanza che l’individuo frappone tra sé e gli altri in base al grado di confidenza e alla cultura di appartenenza. Ecco ora tutte queste sfumature spariranno e nulla più verrà lasciato al caso.

Vaccino, cura o immunità di gregge, aspettiamo tutti con ansia il lieto fine. Nel frattempo impariamo a riempire il metro e mezzo con noi stessi.

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