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21 giorni per abituarsi al cambiamento

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Maxwell Maltz era un chirurgo plastico che nel 1950 iniziò a notare un particolare modello mentale nei suoi pazienti.

Quando il dottor Maltz eseguiva un’operazione notava che nei pazienti ci volevano circa 21 giorni di tempo per abituarsi alla trasformazione. Addirittura quando un paziente aveva un braccio o una gamba amputata, Maltz notava che egli sentiva ancora la presenza di un arto fantasma per circa 21 giorni, prima di accettare il cambiamento. Ed è così che nella società ha iniziato a diffondersi il mito comune secondo cui ci vogliono 21 giorni per creare una nuova abitudine.

Parlo di questo perché oggi è il mio 21° giorno di quarantena ed effettivamente in queste tre settimane le mie abitudini, che per forza di cose sono cambiate, ora le sento mie.

Ogni giorno leggo, mi informo, scrivo, pratico yoga e meditazione, a dire la verità, non mi sento neanche più con gli altri come capitava all’inizio. Mi sto godendo il mio tempo, come se non volessi sciuparlo. Non sento di essere ferma in un limbo, anzi mi ritengo fortunata nella mia dimensione protetta e voglio fare tutto quello che fa bene alla mia mente, al mio corpo e alla mia anima.

Ieri sera a Piazza Pulita lo scrittore Stefano Massini, ha raccontato la storia di un inventore inglese del ‘700 a cui la Commissione Brevetti, quando valutava le sue opere, rispondeva sempre con un: “Complimenti bella invenzione, però ti pagheremo quando realizzerai la prossima che sarà migliore di questa” e così via. Questo per dire che è fondamentale focalizzarci sul presente.

Si parla troppo spesso del prima del Coronavirus e del dopo, ma nessuno si focalizza sul durante, come se volessimo a tutti i costi rifiutarlo. Il momento attuale invece è l’unica cosa certa. Senza tante distrazioni riusciremo a conoscere ancora meglio noi stessi, ed è proprio così che possiamo mettere le basi per ciò che saremo in questo inedito futuro che si prospetta.

Io, sinceramente, credo che sarò sempre grata a questo periodo.

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